L’idea di una vita eterna è sempre stata un boccone irresistibile, anche oggi. Non sorprende quindi che la promessa di sottrarsi alla morte, che la leggenda dei due innamorati lascia intravedere, abbia continuato a incantare per secoli.

Orfeo è rimasto nella memoria storica come simbolo di una particolare religione tracia, fondata su un’idea di immortalità molto diversa da quella greca e perfino da quella indiana. I suoi centri di culto si trovavano sulle cime più alte, dove gli adoratori si rivolgevano al Dio Sole. Sì, hai capito bene: non cercavano l’immortalità negli inferi, ma nella luce celeste. Un concetto che, secoli più tardi, ritroviamo adottato anche dai Pitagorici.

Questa venerazione era legata alla convinzione che sapienza e intelligenza fossero ispirate dall’unione tra l’uomo e il Sole. Alcune certezze morali di quel mondo antico sono sopravvissute nelle moderne “fratellanze bianche”, che hanno ereditato perfino l’uso della veste bianca di origine vegetale (bada bene: non di lana).
Nella visione orfica, il Sole era un dio onnipotente, capace di donare l’immortalità ai suoi seguaci. Forse, in forma mitica, si trattava della prima intuizione “scientifica”: riconoscere nel Sole la vera sorgente della vita sulla Terra. Per i Traci, la vita dopo la morte non aveva nulla a che vedere né con le viscere della Terra, né con vaghi spiriti erranti, né con nuove reincarnazioni: chi la meritava ascendeva in cielo, insieme alla luce celeste.
E Euridice? Perché Orfeo scende a cercarla proprio nel regno dell’Ade?
Gli autori antichi non lo spiegano apertamente, forse perché appariva ovvio. Euridice rappresentava la donna in un mondo ormai dominato da un dio maschile, non più dalla Grande Madre. Per questo una donna non poteva partecipare ai riti che univano gli uomini al Sole: la sua collocazione ragionevole era l’Ade.
Resta un’altra domanda intelligente: a cosa serve un personaggio femminile che nella leggenda compare così poco?
Appena la fiaba ci presenta la sposa di Orfeo, lei muore. Ovviamente la donna è indispensabile, perché solo così la sua morte può mostrare l’eccezionale potere di Orfeo: la capacità di attraversare ogni parte dell’universo, dal regno dei morti ai cieli dell’eternità. Altrimenti, che tipo di immortale sarebbe stato?
Ma per noi, Orfeo ed Euridice non sono solo figure mitiche: sono due esseri umani che abbiamo immaginato vivere in un mondo lontanissimo dal nostro. Li abbiamo seguiti con il cuore, con la fantasia e con molto, moltissimo amore, per raccontare la loro storia e le altre avventure ambientate nel la terra di Orfeo, più di tre millenni fa. Trovi tutto questo e molto di più nel libro La terza moglie di Orfeo.

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