Se Orfeo è davvero esistito, visse molti secoli prima della scrittura alfabetica. Per questo non abbiamo testi sulla sua vita. C’era la cultura micenea, e le montagne della Tracia — la sua patria — ne facevano parte. Fuori da Creta, l’arte figurativa rappresentava raramente scene umane: forse è per questo che non abbiamo una sua immagine “di casa”.

Pisside (utensile per i riti sacri) tardo minoica da Chania, Creta, XIII secolo a.C.
Eppure un indizio della sua fama compare proprio a Creta: su un vaso del XIII secolo a.C. vediamo un suonatore che incanta gli uccelli. Secondo gli studiosi, l’unico a cui possa rimandare è Orfeo. E la cosa sorprendente è che quell’oggetto si trovava a mille chilometri dalla sua patria. Segno che la sua figura, reale o leggendaria, aveva già lasciato un’impronta nel Mediterraneo quasi 3 millenni e mezzo fa.
Quell’immagine è l’unico possibile testimone coevo. Poi niente per secoli.

Il nome di Orfeo emerge per iscritto solo nel VI secolo a.C. in un corto frammento del poeta Ibico che dice: “Orfeo, famoso di nome”. Sette secoli dopo l’immagine cretese, lui era ancora un riferimento per l’umanità.
Un secolo più tardi, Platone ne parla come di una persona reale, con debolezze umane. Da lì in poi, però, mito e fantasia sommergono tutto. Orfeo diventa un simbolo, il volto con cui i Greci rappresentano la religione tracia e la sua idea di immortalità.
E Euridice, potresti chiedere tu?
La vediamo per la prima volta solo alla fine del V secolo a.C. in un bassorilievo insieme a Orfeo, ma anche con un dio, Hermes.

È il primo segno della storia d’amore che conosciamo tutti. Nella fantasia greca, lei è una creatura fiabesca, una ninfa dei boschi, lontana dal mondo umano. Prima di allora, nessun segno della sua esistenza, né reale né simbolico. Niente di niente. Zero.
La favola di Orfeo ed Euridice prende forma quando la scrittura si espande e diffonde molte altre leggende, cioè dopo il V secolo a.C. Invece, gli studiosi collocano la vita di Orfeo intorno al XIV–XII secolo a.C. Immagina quanta polvere si è posata sulla sua storia prima che qualcuno inventasse Euridice.

Comunque, nessuna scena dei due è mai comparsa nella decorazione dei vasi, nonostante ci siano molte raffigurazioni di Orfeo. Il bassorilievo rimane l’unico antico riferimento sul mito e questo è un fatto significativo.
Negli ultimi tempi, le chiacchiere sul leggendario amore tra Orfeo ed Euridice sembrano tagliargli le ali: lo riducono a un cantante malinconico che si piange addosso. Eppure Orfeo era molto di più: un musicista creativo, un poeta potente, un guaritore e un sacerdote, una guida spirituale con migliaia di seguaci.
Ecco perché, nel nostro romanzo “La terza moglie di Orfeo” parliamo pochissimo della storia romantica. Preferiamo immaginare la vita ai tempi di Orfeo basandoci sulle ricerche archeologiche: un mondo reale, concreto, dove il mito nasce dalle persone.

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