Non passò molto tempo prima che sentisse qualcuno che la seguiva. Era il lupo. Si fermò, lo guardò e lo accarezzò. Suo fratello maggiore la stava aspettando a casa, rosso di rabbia. Appena la vide, gridò con la bocca spalancata, una voragine che sembrava inghiottire il volto, sotto occhi ridotti a fessure taglienti:

«Ti aspettiamo da tempo affamati e tu …,» ma tacque. Per un istante rimase con la bocca aperta. Poi parlò piano, quasi in sussurro: «Cos’è quel lupo accanto a te?»

«Brancase, guarda com’è strappata la punta del suo orecchio. Vedi anche il graffio sulla guancia che arriva fino sotto l’occhio?»

«Dio dei toni celesti, quello è il tuo lupetto ferito,» gracchiò dallo stupore il ragazzo. «Era così piccolo quando l’hai trovato mezzo morto. Masticavi qualche boccone di pane per lui, perché non poteva ancora mangiare altro. Era stato attaccato e ferito da un animale più grande.» Il ragazzo non riusciva a smettere di parlare a causa dei postumi dello spavento.

«Abitavamo ancora nella capanna alla sorgente del Tonzos. Chi sa quanto a lungo deve aver vagato, prima di trovarmi. Lo chiamavo Nerino. Guarda! Si ricorda ancora di me!» esclamò Euridice, tutta sorridente e sembrava che non si ricordasse più dell’incidente con il vaso della zuppa.

L’animale si fermò accanto alla bambina e sfiorò il suo piede, quasi cercasse conforto o volesse mostrarle il suo affetto. Girò la testa e la guardò negli occhi, dove erano ancora visibili strisce di lacrime asciugate.

Nota: Pettorale d’oro con l’immagine di un lupo proveniente da Duvanli, Bulgaria meridionale. Immagine tratta da “I tesori della Bulgaria” di Bonnie Petrunova (Sofia, 2018, in bulgaro).

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sono Leme

Questo è il mio angolo di Internet dedicato alle avventure – vere o quasi – simili a ciò che vivono spesso gli archeologi, soprattutto quelli alle prime armi.
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